
Le ultime notizie sull’omicidio di Sharon Verzeni lo confermano: Moussa Sangare è stato fermato tra la notte del giovedì e venerdì dal Nucleo Investigativo di Bergamo alle 4:30 del mattino, un 31enne disoccupato, già indagato precedentemente per diversi casi di violenza in famiglia (maltrattamenti).
L’uomo è ritenuto italiano da tutti i giornali italiani solo per il fatto che ha la cittadinanza (anche se andrebbe rimossa immediatamente dopo questo accaduto); originario del Mali, residente nella città di Suisio in provincia di Bergamo.
Il così considerato “Uomo” ha confessato con tali parole: «Ho avuto un raptus improvviso. Non so spiegare perché sia successo, l’ho vista e l’ho uccisa». L’uomo a quanto pare non aveva alcun legame con la vittima, sentiva «l’impulso di accoltellare».
E Verzeni, nelle parole della procuratrice aggiunta di Bergamo Maria Cristina Rota: «si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato», e dire una frase del genere non è roba da matti ma fa capire benissimo non solo il problema fuori controllo degli immigrati, ma anche dei buonisti che cercano di difendere UN ASSASSINO dicendo che la vittima (Sharon Verzeni) «si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato».
Il problema non ricorre soltanto in colui che uccide, ma anche in chi osa andare in contro a chi uccide giustificandolo, cosa che è una mancanza di rispetto assoluta per la vittima, quella che ha subito il vero danno.
Scritto da: Patrick D’Amato (fondatore)
Testo corretto da: Gabriele Cancilla
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